venerdì 30 settembre 2011

Un consiglio di lettura: Ghost in the Wires

Cosa non ti aspetteresti mai da un autore famoso per aver scritto un libro dal titolo "The Art of Deception"? 

La sincerità. 

Ebbene, la sensazione che ho avuto leggendo questo libro è che sia un libro sincero, al limite del candore in alcuni punti. E questa è una dote molto rara e apprezzata, almeno da me.

Ma veniamo ai motivi per i quali ho scelto di consigliare questo libro. 

1 E' un libro davvero godibilissimo, si legge come un romanzo e quasi si è tentati di dimenticare che la trama ci è nota. Si arriva fino al punto di sperare che Kevin non venga arrestato, che riesca a far perdere le proprie tracce...

2 Fondamentalmente Kevin Mitnick ha deciso di mettersi a nudo in questa autobiografia che approfondisce diversi aspetti della sua personalità e del suo carattere. A questo proposito ho trovato molto interessante il rapporto che ha sviluppato nel tempo con le attività di hacking. Un rapporto quasi di dipendenza, tanto che scrive: "Hacking was my entertainment. You could almost say it was a way of escaping to an alternate reality - like playnig a video game. But to play my of choice, you had to stay alert at all times. One lapse in attention or sloppy mistake, and the Feds could show up at your door. Not the simulated G-men, not the black wizards of Dungeons and Dragons, but the real, honest-to-God, lock-you-up-and-throw-away-the-key Feds.". Molto intrigante è anche la descrizione del rapporto che ha con la madre e la nonna e con le altre persone importanti della sua vita (la sua ex moglie Bonnie ad esempio), che riflette un affetto profondo e una condizione di dipendenza dovuta principalmente alla sua debolezza psicologica e materiale connessa alla sua condizione di ricercato o indagato. Infine mi ha colpito molto anche il suo rapporto con gli amici e i suoi compagni di avventura, descritti senza mai insistere troppo sui loro lati negativi e con una naturale propensione al perdono per tutti coloro che, così di frequente, lo hanno tradito o messo in difficoltà.

3 La spiegazione delle sue motivazioni per l'hacking, così ben descritta, vale il libro. L'Hacking visto come ricerca, come sfida intellettuale spinta dalla pura sete di conoscenza e non da motivazioni normalmente più comprensibili, come il denaro o il potere. Questo atteggiamento mentale, che come ho detto in precedenza in alcuni punti sfiora il candore, è veramente molto interessante soprattutto in un momento storico come il nostro in cui il cyberspazio e la società stessa sono dominati da biechi interessi materiali. La sua sincerità nel sottolineare l'importanza del disinteresse verso i potenziali benefici materiali che avrebbe potuto ottenere mettendo "a frutto" le sue conquiste, è sottolineata anche dall'apprezzamento intellettuale che esprime verso figure che lo hanno affascinato (Poulsen e Shimomura ad esempio) a prescindere da ciò che è derivato dal loro rapporto con Kevin.

4 Le sue "magie" sono sempre un valore aggiunto, mai banali, a volte al confine con l'arte per il loro senso estetico intrinseco.

Insomma il libro mi è davvero piaciuto e l'ho divorato in pochi giorni. 

Complimenti!!


5 commenti:

glamisonsecurity.com ha detto...

Bella recensione.
Il libro mi ha incuriosito molto fin dall'annuncio. Del resto gli altri di Mitnick li ho apprezzati moltissimo, quindi questo l'ho preso appena uscito.

Spero di avere il tempo di leggerlo quanto prima.

Per il resto ti segnalo quest'altra recensione, che critica il libro da un altro punto di vista molto interessante.

http://nakedsecurity.sophos.com/2011/10/07/kevin-mitnick-ghost-in-the-wires-or-scourge-of-the-internet/

Ciao!

Matteo Cavallini ha detto...

Ciao Federico,

grazie per il commento. Spero che tu riesca a leggerlo presto così possiamo confrontare i nostri commenti.

Per quanto riguarda la recensione di Paul Ducklin, l'avevo letta quando è stata pubblicata (qualche giorno dopo aver pubblicato la mia) e devo dire che l'unica analisi che condividiamo è quella sull'ossessione e sulla compulsività delle attività di hacking di Mitnick. Per il resto mi sembra che Ducklin sia più che altro infastidito dalla figura di Mitnick più che dal libro.

Leggendo l'autobiografia alla luce di un giudizio morale sui fatti raccontati credo che sia difficile arrivare a risultati diversi da quelli di Ducklin. Io semplicemente l'ho letto con un'altra attitudine.

Infine, la stoccata sull'utilizzo di un coautore per un'autobiografia l'ho trovata un po' un colpo basso. Will Simon è coautore di tutti i libri di Mitnick e loro hanno ormai messo a punto una scrittura a quattro mani davvero collaudata.

Ciao e... alla prossima,
Matteo

Anonimo ha detto...

uffa, aspettavo con ansia la traduzione in italiano per l'anno scorso, così come era stato detto, ma non è ancora disponibile. qualcuno ha informazioni a riguardo?

Anonimo ha detto...

La aspetto anche io, ma la Feltrinelli evidentemente è troppo impegnata nella pubblicazione di romanzi più importanti, tipo le varie sfumature di grigio...

Anonimo ha detto...

Io l'ho acquistato pochi giorni fa e lo sto utilizzando come scusa per imparare l'inglese.. Ho letto gli altri suoi libri (in Italiano) e sono molto motivato ad "ascoltare" quello che ha da dire nella sua lingua madre.. Ce la metterò tutta ed alla fine passerò nuovamente da qui per lasciare il mio commento.. Nel frattempo provate e provate, del resto la motivazione e la passione sono tutto come nell'hacking! sUs broS

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