giovedì 22 settembre 2011

MUMBLE - Il fallimento di Diginotar cambierà Internet?

La notizia è grossa, Diginotar, la certification authority olandese attaccata a fine estate, ha dichiarato fallimento.

Anzi l'ha fatto Vasco, la società che recentemente aveva comprato Diginotar per cercare di estendere il proprio mercato e le proprie potenzialità nel campo dei sistemi di autenticazione.

Questa notizia mi ha fatto sorgere molti pensieri e quindi ho deciso di condividerne alcuni con voi.

Innanzitutto mi viene in mente un vecchio proverbio che si adatta bene alla situazione attuale: "Tanto tuonò che piovve".

Infatti, dopo un lungo periodo in cui si sono susseguiti attacchi  sempre più eclatanti a vari soggetti, civili e militari, si è giunti al punto che la vittima di un attacco ha dovuto fronteggiare una situazione talmente grave da trovarsi nell'impossibilità di proseguire il proprio business.

E tutto questo potrebbe portare alla...

Sindrome da paese pericoloso
Sul sito del Dipartimento di Stato americano c'è una sezione dedicata alla lista dei paesi considerati pericolosi nei quali si sconsiglia di viaggiare. Ecco ciò che viene detto a proposito dei criteri per la composizione di questa lista: "Il Dipartimento di Stato è portato a raccomandare ai cittadini americani di evitare o di considerare il rischio di un viaggio quando in un paese si riscontrano condizioni protratte e a lungo termine che rendono un paese pericoloso o instabile" (la traduzione è un po' libera ma altrimenti era complicato rendere il concetto).

Se Internet fosse un paese fisico, cosa ne direbbe il Dipartimento di Stato americano ora che oltretutto c'è anche scappato il "morto"? Sono sicuro che la lista verrebbe aggiornata così:


E in un paese pericoloso cosa succede? Crollano gli investimenti, i traffici di beni e persone tendono a rallentare e soprattutto gli altri paesi si cautelano facendo due cose:
- avvisano i propri cittadini di stare alla larga
- predispongono delle cosiddette "Unità di crisi" che possano aiutare chi si trova nei guai.

E chi nonostante tutto si trova a dover viaggiare in quei posti cosa fa?
- stipula una polizza che lo copra da tutti i possibili rischi
- si fa accompagnare da una scorta armata
- cerca (direttamente o indirettamente) di ottenere dei salvacondotti

Se ci pensate è proprio quello che sta avvenendo su Internet, la maggior parte degli Stati (noi purtroppo facciamo parte della minoranza) hanno avviato programmi di "awareness" nei confronti dei cittadini e si è dotata di CERT nazionali in grado di fronteggiare le emergenze. I privati invece stanno cercando di trasferire parte dei rischi stipulando sempre più polizze assicurative e cercano soluzioni di sicurezza che li mettano almeno parzialmente al riparo dagli attacchi. Per quanto riguarda infine la ricerca di salvacondotti non posso citare casi specifici ma la situazione che si sta creando, ormai da tempo, è simile al pagamento del "pizzo", la formazione di accordi con gruppi malavitosi al fine di evitare spiacevoli "incidenti".

Dato che su Internet quasi tutto si basa sulla fiducia, i tempi non sono certo brillanti.

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