venerdì 18 marzo 2011

Stefano Mele - Di Internet, social media e sommosse popolari

Eccoci arrivati al consueto appuntamento mensile con la rubrica "Voci Amiche". Come sa bene chi segue Punto 1, questa rubrica mi consente di ospitare dei contributi esterni di persone che stimo e che apprezzo, che decidono di trattare un argomento che sta loro particolarmente a cuore.

Questo mese ho il piacere di ospitare il contributo dell'amico Stefano Mele, un  professionista che sa essere sempre il più aggiornato e il più attento alle tematiche di cyber warfare e cyber intelligence.

Grazie Stefano per aver raccolto il mio invito...  a te la parola!

-----------------------------------------------------------------------------------------------
"Ho accolto con enorme piacere l’invito di Matteo ad intervenire sul suo sito con alcune mie riflessioni “in libertà” sugli argomenti che più appassionano la mia vita professionale e di cittadino. 

Il piacere, inoltre, è ancora maggiore in considerazione del fatto che la stesura di questo intervento cade esattamente con i festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia: un evento che oggi più che mai evoca quella condivisione di esigenze e quel desiderio di cambiamento capaci di essere più forti anche della paura e dell’oppressione. 

Una storia di riscatto e di unità che parte dal basso.

Le stesse esigenze e gli stessi desideri di cambiamento che, negli ultimi mesi, devono aver avvertito anche i cittadini egiziani e tunisini. Sembrano essere cambiati oggi solo i mezzi e gli strumenti. Quella di Tunisi, infatti, è stata ribattezzata la “rivoluzione di Wikileaks”, perché alimentata dal cablogramma di un ambasciatore statunitense esplicativo dell’elevatissimo livello di corruzione del dittatore Ben Alì e della sua famiglia; quella avvenuta in Egitto, invece, è stata la “rivoluzione dei Social Network”, capaci di fare da strato organizzativo e da collante per la rivoluzione popolare dei giovani egiziani, ormai stanchi del malgoverno del Presidente Mubarack e del suo regime. 

La lista in realtà potrebbe essere ben più lunga, se si andasse a considerare che anche le rivoluzioni avvenute nel 2009 India, nel 2008 in Corea del Sud e nel 2006 in Cile sono tutte “passate” attraverso la Rete e i c.d. social media.

Internet e le tecnologie informatiche, insomma, sembrano essersi ritagliate nel recente quadro di avvenimenti geopolitici un ruolo rilevante, se non addirittura primario e imprescindibile. 

Un simile ragionamento però, più volte “urlato” anche dalla maggior parte delle testate giornalistiche internazionali, rischia di essere incompleto e miope di quelli che sono i ruoli reali che strumenti come i social media hanno avuto e probabilmente avranno in questo genere di avvenimenti. Difatti, se nessuno può (e deve) mettere in discussione che Facebook e Twitter abbiano certamente contribuito ad avvicinare e a formare il “gruppo di comando” della rivoluzione egiziana, tuttavia non è in questi termini che si può spiegare il coinvolgimento in massa del popolo e la sua presenza nelle strade del Cairo. Una delle principali osservazioni fatte nel merito, infatti, ha messo in evidenza la disomogeneità sociale, religiosa e generazionale dei cittadini coinvolti, tale da far desumere con ragionevole certezza che la stragrande maggioranza dei sovvertitori non abbia nemmeno mai usato Internet e né, tantomeno, abbia un suo profilo personale su un social network. Parimenti, questo genere di ragionamento non spiega e non può spiegare gli episodi di disobbedienza civile che stanno colpendo, in maniera ancora più cruenta che in Egitto, la Libia o per quelli che hanno colpito lo stato yemenita: entrambe nazioni con percentuali di utilizzo della rete Internet realmente bassissime.

La lente attraverso cui leggere l’ondata di proteste civili che sta colpendo in questi ultimi mesi il Nord Africa e il Medio Oriente, allora, non è da rilevarsi nell’uso politico dei social media o in un ipotetico ruolo di “ago della bilancia” degli equilibri politici internazionali inaspettatamente svolto da Internet, quanto piuttosto in quel concetto di condivisione di esigenze e in quel desiderio di cambiamento dei popoli oppressi di cui si è accennato precedentemente. Sono state la frustrazione generalizzata, gli alti livelli di corruzione, la disillusione e la disuguaglianza sociale il vero motore di queste rivolte. Successivamente, sono stati i canali televisivi ad iniettare la giusta dose di fiducia nelle altre popolazioni, facendo giungere l’informazione – in questo caso sì in maniera capillare – che un’altra nazione attraverso la protesta in piazza era riuscita a svincolarsi dalla tirannia. 

Sotto questo punto di vista, pertanto, occorre mettere in luce come i canali di notizie in lingua araba diffusi via satellite abbiano svolto un ruolo assolutamente più decisivo della stessa Internet o delle tecnologie informatiche.

Certamente, seppure la valutazione delle motivazioni che hanno spinto durante le sommosse il Governo egiziano prima e quello libico adesso ad ordinare – attraverso strategie diverse – lo “spegnimento” della rete Internet sui rispettivi territori, può portare a percepire come centrale il ruolo della Rete, non si può sottacere che il successo di queste rivolte sia da attribuire quasi totalmente alla mancanza di resistenza armata e di repressione sul territorio da parte degli eserciti, che hanno smesso di offrire il loro supporto militare ai rispettivi Governi.

La rete Internet e le possibilità da essa offerte in materia di libertà d’espressione e di democrazia informativa, nonché il suo ruolo di collante sociale e culturale, sono senza alcun dubbio elementi fondamentali da tutelare e coltivare, sia dentro la Rete che fuori. Dare, però, il giusto peso al ruolo che questa tecnologia oggi ha e ha avuto in avvenimenti politici così importanti per l’attuale quadro geopolitico internazionale è, a mio avviso, un’esigenza imprescindibile per comprendere appieno il sentimento di riscatto e di unità che lega in questo periodo storico popoli e popolazioni apparentemente così diversi tra loro."

-----------------------------------------------------------------------------------------------
Stefano Mele è un avvocato specializzato in Diritto delle Tecnologie, Privacy, Sicurezza ed Intelligence.
Dottore di ricerca presso l’Università degli Studi di Foggia.

Vive e lavora a Milano, presso lo Studio legale "Italy Legal Focus", dove svolge attività di consulenza per grandi aziende, anche multinazionali, sulle problematiche legali inerenti la Privacy e la protezione dei dati personali, Internet e computer crimes, e-commerce e digital marketing, web services 2.0 e servizi sanitari elettronici, open-source and free licenses.
E’ altresì esperto di Sicurezza, Cyber-terrorismo e Cyber-warfare.
E’ Senior Researcher del "Dipartimento di Studi d’Intelligence Strategica e Sicurezza" della Link Campus University di Roma, nonché docente del loro "Master in Studi d’Intelligence e Sicurezza Nazionale" per i moduli relativi al cyber-terrorismo e al cyber-warfare.

Ha scritto numerosi articoli e approfondimenti giuridici e di strategia pubblicati su riviste e siti web specializzati. 

E’ Segretario Generale dell’Istituto Italiano di Studi Strategici “Niccolò Machiavelli”.
E’ Sector Director “Intelligence e spionaggio elettronico” dell’Istituto Italiano per la Privacy. 

Il suo sito personale è: http://www.stefanomele.it

Nessun commento:

Posta un commento

http://www.wikio.it