giovedì 17 marzo 2011

La Strategia di Sicurezza Nazionale per l'Italia

Ieri, presso la Link Campus University, si è tenuto il convegno "Verso una Strategia di Sicurezza Nazionale per l'Italia", organizzato dal prof. Luigi Germani e dal Prof. Umberto Gori.

Questo interessante evento ha avuto il merito di presentare la problematica sotto tutti i punti di vista possibili, visto che sono state chiamate a partecipare molte eminenti personalità provenienti da vari settori. Il problema della mancanza di una Strategia di Sicurezza Nazionale è stato infatti affrontato da esperti: di intelligence, di sicurezza economica e finanziaria, di gestione delle crisi, delle forze dell'ordine e della sicurezza del settore energetico.

Il convegno si è svolto a porte chiuse e con regole di Chatham House, ossia con la facoltà di utilizzare le informazioni ricevute, ma senza poter rivelare né l'identità né l'appartenenza degli speaker o degli altri partecipanti.

Cercherò quindi di raccontare quello che è stato presentato dando dei flash senza un preciso ordine temporale in modo da minimizzare le possibilità di collegamento tra opinione e speaker.

Intanto voglio dire che il convegno è stato un successo e che la quantità e la qualità delle presentazioni è stata davvero di alto livello. Il Prof. Germani ha fatto un gran lavoro organizzativo per riuscire a rappresentare la complessità della materia.

Veniamo agli argomenti che sono emersi...

Due temi sono stati menzionati più volte da molti oratori: il tema della cooperazione internazionale e il tema del multilateralismo.
Partiamo dalla cooperazione internazionale. E' stato sottolineato che, in molti campi, viene ritenuto un elemento essenziale per riuscire a migliorare lo stato attuale e riuscire a raggiungere migliori risultati, in particolare nelle varie forme di contrasto della criminalità (se ricordate questo argomento era emerso con forza anche nel convegno sulla lotta alle botnet).
Per quanto riguarda il multilateralismo è stato citato più volte come unico approccio efficace per la sopravvivenza di lungo periodo in un mondo come il nostro fatto di molti attori che competono per le stesse risorse.

Un altro argomento che è ricorso molte volte è stato proprio la necessità per l'Italia di dotarsi di una propria Strategia di Sicurezza Nazionale (SSN), lo so, sembra banale, ma lo è meno di quanto si potrebbe pensare... abbiate la pazienza di seguirmi...
Gli argomenti che sono stati portati a sostegno di questa tesi sono molteplici e, a mio parere, molto efficaci. In molti campi come ad esempio l'intelligence, la difesa, la cyber security e la sicurezza energetica, ci sono molte ragioni per pensare che la presenza di un documento che fissi obiettivi, priorità e criteri sia essenziale per garantire una maggiore efficacia e omogeneità delle scelte. Inoltre, in periodi di "vacche magre", quali quelli che stiamo vivendo, avere uno strumento che indirizzi le scelte e dia le priorità di spesa è ancora più determinante.

Tutto chiaro?
Purtroppo no.

Due oratori, molto vicini a quella figura di decisore politico che, unico, potrebbe mettere mano alla materia e produrre la tanto necessaria SSN, hanno rilasciato delle dichiarazioni quantomeno "inquietanti"... vediamole

Approccio banalizzante: "La SSN esiste già nei fatti, è nel DNA della nazione, deve solo essere messa nero su bianco in modo da distillare la piattaforma di condivisione. Bisogna evitare i rischi di vaso di Pandora e di maionese impazzita, in cui le varie esigenze diverse non riescono a fondersi e rimangono elementi distinti e distinguibili."
Approccio svilente: "Abbiamo già tutti gli elementi. Sulla cyber security, si è svolta una ricognizione nella PA (a me e agli altri nessuno ha chiesto niente, ma poco importa) e da quanto emerso c'è una sostanziale chiarezza di intenti. Non ci sono sovrapposizioni: il DIS (Dipartimento Informazioni e Sicurezza) si occupa di intelligence, gli Interni fanno sicurezza e contrasto della criminalità, la Difesa si occupa di difesa e coordinamento con la NATO, infine, il Ministero degli Affari Esteri rappresenta le posizioni italiane nei contesti internazionali (almeno in un caso eccellente non è vero, visto che, come affermato dal Pref. Piscitelli se ne è occupato l'UCSE)".
Apoteosi: "Si deve solo mettere il tutto a sistema e coordinarsi. Non sono necessarie nuove strutture ma deve solo funzionare meglio quello che già c'è. Dobbiamo fare squadra (Morandi a Sanremo ha fatto scuola!). Non serve mettere nero su bianco la SSN perchè è un'operazione che vincola troppo".

Devo dire che mi sono molto intristito per questa totale incapacità di leggere il mondo in cui si vive e per aver avuto, ancora una volta, la dimostrazione che ci vorrebbe veramente un ampio ricambio della classe dirigente.

Mi sono invece sentito confortato dai molti interventi che hanno messo in evidenza temi interessanti e, a volte, a me del tutto sconosciuti (ad esempio sicurezza finanziaria o energetica).

Sono così tornato a casa nella convinzione che siamo un paese strano e pieno di occasioni sprecate.
Una cosa, però, mi ha lasciato un sorriso. Nel corso del convegno si è serenamente discusso di temi di Politica, con la P maiuscola. Di futuro del paese. Di grandi idee e di grandi progetti. Di eccellenze e di merito.

Di questi tempi è già un grandissimo risultato!

2 commenti:

Gabriele Cicognani ha detto...

Caro Matteo,
ero presente anch'io in un angolo della sala e, leggendo il tuo resoconto, non posso che manifestare il mio consenso sulle considerazioni che hai fatto e complimentarmi per l'adeguatezza dell'immagine introduttiva che hai scelto.
In particolar modo, mi colpisce come autorevoli rappresentanti delle nostre Istituzioni impegnate sul terreno della difesa, dell'intelligence e della sicurezza nazionale in generale, non ravvisino la necessità di identificare, almeno per quanto riguarda la difesa cibernetica, un unico punto di comando e coordinamento delle forze attualmente in campo. In tutti paesi del mondo sono state identificate o create strutture apicali, dipendenti dall'Autorità di Governo e competenti a definire le strategie generali e le tattiche particolari necessarie a contrastare il costante evolversi - per numeri e complessità degli attacchi - di tali minacce al sistema paese.
Va tutto bene così! E speriamo solo di non dover correre ai ripari, sarebbe un rimedio peggiore della cura.

Matteo Cavallini ha detto...

Ciao Gabriele,

non posso che sottoscrivere totalmente le tue parole. Come tante volte abbiamo avuto modo di dirci, in Italia, da un certo livello in poi, manca una reale consapevolezza dell'importanza e portata strategica di questi problemi.

Speriamo che qualcuno se ne renda conto, magari leggendo il tuo bellissimo post (che ospito con grande piacere su Punto 1) dall'inequivocabile titolo "Il tassello mancante" http://www.matteocavallini.com/2011/01/gabriele-cicognani-il-tassello-mancante.html

Un caro saluto,
Matteo

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