lunedì 28 febbraio 2011

MUMBLE - L'Italia e Internet: un quadro sconfortante

In questi ultimi tempi ho raccolto alcune notizie che mi hanno fatto molto riflettere sulla (scarsa) attenzione istituzionale nei confronti di Internet e della sua strategicità per la crescita del nostro sistema paese.  La maggioranza degli altri paesi evoluti, europei e non, invece, stanno investendo moltissimo per creare le basi per la competizione dei prossimi anni. 

Da un punto di vista della sicurezza, poi, siamo proprio mal messi e il confronto con gli altri paesi si fa addirittura imbarazzante. 

Ma veniamo alle notizie...

Notizia 1
Un documento riservato dello US State Department pubblicato dal sito Public Intelligence (non si vive di solo WikiLeaks ;-)) ) riporta il giudizio del governo degli Stati Uniti sull'approccio ad Internet e sull'utilizzo dei social media da parte dell'Italia. Ecco un breve estratto dell'executive summary (il documento è lungo ma vale la pena leggerlo perché è molto interessante):
"- L'uso dei social media in Italia è sofisticato in confronto ad altri paesi europei
- La metà della popolazione in Italia è on-line e la maggioranza delle persone ha un accesso a Internet da casa
- L'italiano è la lingua più utilizzata per comunicare sulla rete, anche se l'inglese è utilizzato anche in circostanze specifiche
- Vi è un utilizzo molto limitato dei social media da parte del governo italiano e dei partiti politici in quanto, questi mezzi, sono percepiti come poco efficaci nei confronti degli elettori

L'utilizzo strategico dei social media da parte del governo italiano è minimo, ma vi è evidenza di un uso limitato da parte dei partiti politici, in particolare da parte dei politici che usano i propri profili Facebook per entrare in contatto con gli elettori."

Notizia 2
Il Commissario per la Società dell’Informazione della Commissione Europea, Neelie Kroes, considera la "Digital Agenda", ossia la strategia dell'Europa per consentire una fiorente crescita dell'economia digitale, come un elemento base della sostenibilità socieconomica per l'Europa. L'Italia è uno dei pochi paesi evoluti che non ha ancora deliberato una propria strategia digitale. E' nata quindi un'interessantissima iniziativa di sprone verso la politica perchè si superi al più presto questa empasse. 

"La sfida è quindi dare al Paese una strategia organica, una Agenda Digitale che ricomprenda almeno quattro aspetti:
- Infrastrutture tecnologiche: per massimizzare l’inclusione, restare allineati alle principali economie ed assicurare la continuità operativa dei servizi essenziali
- Servizi: sia servizi finali che infrastrutturali, includendo i necessari standard per l’e-business e per i beni digitali (o “neobeni puri”, secondo la definizione del CNEL)
- Alfabetizzazione: per far conoscere e sperimentare a cittadini, imprenditori, funzionari e classe dirigente i vantaggi della digitalizzazione
- Regolamentazione: le norme giuridiche e regolamentari da adottare riguardanti la cittadinanza digitale nonchè in materia di transazioni tra privati e con la PA, con una rilettura delle filiere in termini di ri-organizzazione  di rapporti tra le imprese e tra queste e i fornitori di servizi di supporto"

Notizia 3
Nelle ultime due settimane sono state rilasciate le strategie di sicurezza per il mondo cyber in Francia, Germania e Olanda che si affiancano  alla strategia della Gran Bretagna mentre negli Stati uniti si discute addirittura di Cyber strategy 3.0. Oltre a questi casi, che ho citato solo perchè recenti, ci sono molti paesi che hanno definito le proprie strategie di sicurezza in ambito Cyber. In Italia è stata prodotta dal Copasir una relazione che ribadisce la necessità di un approccio di questo tipo. Intanto continuiamo a restare indietro rispetto agli altri paesi.

Notizia 4
EuroStat ha rilevato da poco la situazione dei vari stati dell'Unione rispetto al malware e ai danni conseguenti. L'Italia si posiziona al quinto posto come numero di infezioni e al quint'ultimo posto come utilizzo di software di sicurezza (anti-virus, antispam, firewall, etc.). Peggio di noi fanno solo: Malta, la Bulgaria, la Slovacchia e l'Ungheria... che gioia eh?

Notizia 5
Come è stato più volte ribadito da me e da altri amici su Punto 1, l'Italia, a differenza di molti paesi europei e non, non ha un CERT nazionale. Nonostante ENISA, l'agenzia di sicurezza informatica europea, abbia più volte ribadito che la creazione di un CERT nazionale sia una misura di sicurezza da adottare al più presto in tutti gli Stati membri dell'Unione.

Altre notizie sparse
I cattivi non stanno certo con le mani in mano... 
- come l'ottimo Denis Frati mette quotidianamente in evidenza, le "fabbriche" del phishing verso le banche italiane sono in costante e fervente attività, 
- i nostri siti con estensioni .gov.it sono messi sotto pressione da  "buontemponi" di varia natura ed estrazione (siti governativi in vendita, defacement ICE)

Insomma un quadro sconfortante! 

L'Italia sta perdendo dei "treni" che non ci consentiranno di competere alla pari con gli altri Stati nel prossimo futuro. Non potremo certo competere sul piano manifatturiero perché i paesi emergenti sono imbattibili e inoltre non potremo competere sul piano dei servizi evoluti e sul piano dell'innovazione perché stiamo ignorando la pianificazione e la creazione delle precondizioni necessarie.

E se non fosse ancora abbastanza, secondo voi, quanto tempo ci vorrà prima che i cattivi comincino a sfruttare sistematicamente questa inadeguatezza italica?

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