mercoledì 6 ottobre 2010

Un hacker, Cryptome e Wired

La notizia è che il sito di Cryptome, una sorta di Wikileaks ante litteram (le prime pubblicazioni di documenti riservati risalgono addirittura al 1996), è stato attaccato, defacciato e messo off-line lo scorso fine settimana da un gruppo di hacker che ha messo a segno una serie di azioni abbastanza complesse per riuscire in questo intento. Ovviamente molte di queste azioni si configurano come reati, anche abbastanza gravi.

Wired, la ultranota rivista on-line, è stata contattata dagli hacker autori di questo attacco e ieri notte (ora italiana), tramite una giornalista di nome Kim Zetter, ha pubblicato un pezzo molto dettagliato.

John Young, patron e fondatore di Cryptome non l'ha presa molto bene, per una serie di ragioni non del tutto sbagliate.

Ecco una breve sintesi di ciò che dice Kim Zetter nel suo articolo su Wired.  

Un hacker ha contattato Wired.com e ha rivendicato la responsabilità per la violazione del sito Cryptome dicendo che due esponenti del gruppo di hacker noto come Kryogeniks hanno avuto accesso a un archivio di documenti segreti e alla posta elettronica di Young. Per consentire una verifica delle sue affermazioni, l'hacker ha mostrato degli screenshot della casella di posta di John Young su Earthlink e della directory Cryptome. L'hacker ha infine affermato che per portare a termine l'attacco a Cryptome è stata utilizzata una password rubata della casella di posta appartenente a Young che è stata quindi violata per reimpostare la password per l'account di hosting del suo sito. L'hacker sostiene che sono stati copiati 6,8 terabyte di dati da Cryptome, anche se "nessun file è stato cancellato o modificato."

La replica di Young non si è fatta attendere e, su Cryptome, ha scritto che era stato informato circa l'articolo che Zetter stava per pubblicare ma che l'autrice dello stesso, avendo avuto accesso ad alcune informazioni (gli screenshot ed altro materiale) tra cui quelle della sua casella di posta di privata, era stata non solo testimone di un reato ma complice dello stesso. 

Infatti John Young ha afferma che il materiale di Cryptome è tutto open source e quindi non ha alcuna obiezione a che venga frugato e analizzato, ma è assolutamente determinato a perseguire i crimini di accesso alla sua casella di posta privata, all'account del provider di servizi Internet e al proprio computer. La comunicazione di Cryptome si chiude con un messaggio che non lascia spazio a dubbi...
"Noi bruceremo il culo di quell'hacker per questo"

Questa vicenda mostra come sia molto difficile rimanere sul filo di ciò che è possibile considerare accettabile o meno nelle vicende in cui si pubblicano notizie che sono frutto di "violazioni". Young, a mio parere a ragione, lamenta che la giornalista di Wired sia in qualche modo corresponsabile, almeno se non fornisce accesso a tutte le informazioni che ha sugli ignoti hacker, di quanto accaduto. Ma siti come Cryptome e Wikileaks probabilmente hanno, più o meno deliberatamente, pubblicato documenti tirati fuori illecitamente dai contesti, anche privati, nei quali erano memorizzati. Senza ovviamente fornire alcun indizio su chi ha eventualmente compiuto quegli illeciti.

Insomma, un gioco di specchi nel quale perdersi è facile... l'unica forse è restarne fuori.

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