mercoledì 11 agosto 2010

La via indiana alla cyberwar

Un recente articolo apparso sul IndiaTimes ha descritto una inusuale misura legislativa... la sostanziale amnistia per i reati di tipo cyber commessi da alcuni cittadini indiani. Questa insolita scelta ha in realtà uno scopo ben preciso, quello di aggregare un team di talenti informatici nel campo dell'hacking per iniziare un percorso che porti l'India ad essere in grado di difendersi (e attaccare) altre nazioni sul campo della cyberwar.

In sostanza è allo studio una modifica alla severa legge indiana contro la pirateria informatica in modo da consentire agli operatori dell'IT e agli ethical hackers che aderiranno a questa iniziativa "patriottica", di operare sotto un ombrello protettivo che li esenti dalle conseguenze del loro operato. Le competenze di questi professionisti saranno utilizzate per attività proattive nei confronti di potenziali stati attaccanti o anche per veri e propri attacchi cyber. 

Questa strategia è stata delineata il 29 luglio scorso, in un meeting sulla sicurezza presieduto dal consigliere per la sicurezza nazionale, Shiv Shankar Menon. Al meeting hanno partecipato anche il direttore dell'Intelligence Bureau, nonché alti funzionari del ministero delle comunicazioni, ministero e di alcune agenzie di sicurezza.

Questa scelta, probabilmente, deriva dall'aumento nel numero di attacchi a risorse informatiche governative e ai furti di documenti riservati operati dai "soliti" hacker cinesi.

Sembrerebbe, insomma, che l'India stia adottando un approccio intermedio tra quello "istituzionale" seguito dagli Stati Uniti ed uno più defilato come quello russo che "tollera" le attività degli hacktivist mossi da motivazioni patriottiche.

Chissà che non sia una scelta efficace...

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