mercoledì 30 giugno 2010

E ora... la parola al Garante Italiano

Oggi è stata presentata la Relazione Annuale sull'attività svolta dall'Autorità Garante per la protezione dei dati personali nel corso del 2009, tredicesimo anno di attività.

L’attenzione del Garante italiano si è principalmente fissata su:
- la tutela dei minori
- il controllo dei lavoratori
- le nuove tecnologie a fini di sicurezza
- le banche dati del Dna
- il corretto rapporto tra diritto di cronaca e dignità delle persone
- il trasferimento dei dati all’estero
- il fenomeno dei Social network e dei nuovi servizi Internet
- le telefonate pubblicitarie indesiderate
- i sistemi di videosorveglianza.

L'Autorità ha ricordato che, nel 2009, ha adottato circa 600 provvedimenti collegiali, ha dato risposta a circa 4000 tra quesiti, reclami e segnalazioni, ha reso 18 pareri al Governo e al Parlamento e ha effettuato oltre 400 ispezioni.

Sono state infine approvate due importanti Linee guida sul Fascicolo sanitario elettronico e sui referti on line.

Mi sembra inoltre rilevante notare che l'Autorità ha svolto un'importante attività a livello internazionale nel Gruppo di lavoro comune delle Autorità di protezione dati europee (WP29) che si è occupato di Social network, di motori di ricerca, di nuove regole per le comunicazioni elettroniche e dell'utilizzo dei dati Swift sulle transazioni finanziarie effettuato negli Usa per fini di lotta al terrorismo.

Nel comunicato stampa si legge inoltre che il Garante italiano è stata l’unica Autorità di protezione dati presente alla Conferenza sul Cybercrime organizzata nel 2010 dal Consiglio di Europa.
E qui, su questa notazione, scatta una riflessione su quest'ennesima anomalia italiana. Infatti, nel nostro paese, la privacy ha avuto un ruolo di traino (meritorio, ma forse eccessivo) per la sicurezza dei dati che ha portato il Garante, nel tempo, a colmare un oggettivo "buco" istituzionale. 

Personalmente, mi auguro (e auguro anche al nostro paese) che questa anomalia sia presto "normalizzata" con la creazione di un'istituzione che abbia come scopo primario la sicurezza dei dati non personali e l'armonizzazione delle politiche italiane per la sicurezza in rete.

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