venerdì 4 giugno 2010

Attacchi ai siti israeliani

L'attacco israeliano alle navi delle ONG che portavano aiuti a Gaza ha avuto delle ripercussioni anche sull'attività degli hacker. 

Una delle maggiori comunità hacker dedita al defacement di siti web con finalità politiche è da sempre quella turca e, in seguito all'attacco israeliano alle navi della "Freedom Flotilla", ha avviato una massiccia campagna di attacchi contro i siti web israeliani.

Consultando infatti i database degli attacchi di defacement (ad esempio zone-H), si può notare una fortissima impennata degli sfregi portati a siti Web israeliani. Gli attacchi sono infatti passati da una media di circa una decina al giorno fino al 30 maggio, fino ad un incredibile media di oltre 230 al giorno dal 31 maggio, giorno successivo all'attacco alla nave turca.

Tra i siti presi di mira ci sono un migliaio di siti con dominio di tipo "commerciale" .co.il (compreso un sito non ufficiale del likud) e due siti governativi con dominio .gov.il (www2.tel-aviv.gov.il e edu.tel-aviv.gov.il).

Se ce ne fosse ancora bisogno questa è l'ennesima dimostrazione che il web è la naturale estensione della vita reale e che, in quanto tale, accoglie (nel bene e nel male) gli atteggiamenti propri di ognuno di noi.

Questa impennata di attacchi è inoltre la conferma che le analisi sull'utilizzo del Web come arma di sono per ora corrette.

La CyberWar è limitata alle attività messe in campo da Stati sovrani, i defacement e gli attacchi non coordinati sono propri delle proteste anche di gruppi al limite del "terrorismo".

Il futuro però ci può riservare grandi sorprese (e non tutte piacevoli) in quanto, attraverso l'uso delle botnet, è sempre più facile portare attacchi di dDOS per mettere KO delle risorse Internet. E' quindi assolutamente probabile che si possa creare una saldatura tra il cybercrime che gestisce le botnet e il cyberterrorismo che ha risorse e motivazioni.

E allora saranno guai per tutti.


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