martedì 18 maggio 2010

La Svizzera potenzia la sicurezza informatica

Ieri, il Consiglio federale svizzero ha annunciato di essere convinto che nell'era dell'informazione occorra affrontare i potenziali pericoli in maniera interdisciplinare e integrale e che le basi legali e l'organizzazione della sicurezza nella Confederazione debbano tenere conto di questa constatazione. Il Consiglio federale ha pertanto incaricato il DDPS (Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport) di adattare, nell'ambito di un gruppo di lavoro interdipartimentale, le basi legali formali della protezione delle informazioni (peraltro già normate tre anni fa). 

In tale contesto dovrà essere elaborata una procedura unitaria in materia di tutela del segreto per le imprese che trattano informazioni classificate della Confederazione o dell'esercito. In futuro, la Confederazione potrà inoltre rilasciare attestati di sicurezza anche per le ditte che intendono collaborare a progetti classificati non militari di Stati esteri. Il gruppo di lavoro dovrà anche verificare l'efficacia e l'economicità dell'organizzazione della sicurezza informatica (protezione delle informazioni e dei dati, sicurezza informatica) in seno all'Amministrazione federale.

Questa notizia, se posta nel contesto di un generale aumento della sensibilità degli Stati occidentali ai temi della sicurezza informatica, fa risaltare ancora di più l'indifferenza italiana verso questi argomenti. E' bene infatti ricordare che, negli ultimi anni, oltre agli Stati Uniti, anche la Commissione Europea, l'Estonia, la Francia, il Giappone, la Gran Bretagna, Israele, la Svezia e la NATO hanno prodotto studi, documenti e normative nel settore della sicurezza informatica (grazie a Stefano Mele per l'elenco aggiornato)

Ci vorrà un evento eclatante per costringere l'Italia a colmare il gap che stiamo accumulando?

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