giovedì 29 aprile 2010

MUMBLE - Vivere sulle nuvole

Il mio post di oggi appartiene alla serie MUMBLE e quindi è una riflessione, svincolata dalla stretta attualità. Questa di oggi, poi, sarà una riflessione leggermente diversa dalle precedenti in quanto spazierò in campi che travalicano lo specifico ambito della sicurezza informatica. 

Bene, veniamo al dunque...

Sono amareggiato, deluso e anche un po' arrabbiato, perché ho comprato un telefono nuovo, anzi uno smartphone di ultima generazione... Dovresti essere contento allora, direte voi.

Purtroppo no. Perché, con quest'ultimo passaggio, ho, di fatto, praticamente completato l'esperienza di "vivere sulle nuvole", o meglio, vivere basando la mia vita sociale e di relazione sui servizi offerti dalle cloud. Adesso, oltre ad avere il mio blog, due indirizzi di posta, un account di Twitter, un account di identi.ca, un account su friendfeed, svariate iscrizioni su aggregatori di notizie, ho tutta la mia vita privata (calendario, rubrica telefonica, spazio per il backup e altri servizi aggiuntivi) su servizi erogati da gestori americani che basano il proprio business sul cloud computing.

La prima domanda che mi viene quindi è: quanto sono sicuri i miei dati e la mia privacy? La vera risposta è che non lo so con certezza. Perché, se è vero che queste sono le maggiori società informatiche del pianeta e che il successo del loro business si basa proprio sulla affidabilità (leggi sicurezza e privacy) dei loro servizi, io so di non avere chance di far valere i  miei diritti in caso di violazioni. I fori competenti, infatti, non sono in Italia e spesso ci sono problemi a far valere la propria legislazione, infine di solito si accettano accordi per l'utilizzo dei servizi che non sono proprio letti con attenzione e via discorrendo.

E allora la soluzione qual'è? Vivere senza questi servizi? Io credo di no. 

Il valore aggiunto offerto è enorme, sia sull'oggi che in prospettiva futura, semplicemente, più passa il tempo e meno potremo rinunciare a convivere con questa interattività portata all'estremo. 
Chi non si adegua, per volere o incapacità, sarà tagliato fuori dalla realtà.

E qui sta il nocciolo del problema, della mia arrabbiatura, della mia delusione della mia amarezza.

L'Italia come paese, in questo scenario, semplicemente non esiste. La chiave, per far valere il proprio punto di vista, è avere risorse proprie in concorrenza con quelle degli altri paesi. La chiave sono gli investimenti strategici in termini di infrastrutture, tecnologie, servizi di e-government e soprattutto formazione.

Perché, se vogliamo avere un futuro in questo mondo sempre più interconnesso, i nostri figli dovranno avere le possibilità di competere con chi, già oggi, sta pensando, investendo e costruendo le nuove realtà.

Ecco sono arrabbiato deluso e amareggiato perché non vedo niente di tutto questo. 
Perché penso che se non cambiano le cose saremo destinati a diventare una irrilevante periferia culturale dove saremo costretti ad accettare le scelte fatte da altre culture (non necessariamente statunitensi). 

Alla faccia della nostra sicurezza e della nostra privacy.

E quindi mentre "gli altri" vivranno "on the cloud" noi, più banalmente, saremo costretti a vivere sulle nuvole.

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