domenica 18 aprile 2010

Cyberwar: gli USA fanno sul serio

Molti media americani, in questa settimana, hanno trattato della notizia che l'amministrazione Obama ha proposto di nominare il generale Keith Alexander, già comandante della National Security Agency (NSA), la più grande agenzia di spionaggio elettronico, a capo di una nuova organizzazione militare in grado di lanciare attacchi contro le reti informatiche ed elettriche del nemico. Se sarà confermato dal Senato, il generale Alexander comanderà una nuova formazione del Pentagono chiamata CYBERCOM e presiederà quindi un esercito virtuale di tecnici informatici e specialisti nella guerra informatica. 
Alexander, 58 anni, laureato a West Point e con un master in 'guerra elettronica, fisica e sicurezza nazionale'  dirige già una organizzazione offensiva cyber, il Joint Functional Component Command-Network Warfare, un corpo che sarà incorporato nella nuova unità CYBERCOM.

In realtà negli USA c'è un grande dibattito circa questa nomina, ci si chiede infatti se il capo della NSA dovrebbe anche essere a capo di una unità militare e che cosa, esattamente, la nuova unità avrà il potere di fare. Alexander è stato così chiamato a testimoniare di fronte al Senate Armed Services Committee fornendo anche delle risposte scritte alle domande poste dai senatori. Tra le altre cose, ha dichiarato che, di fronte a un attacco cyber, i militari devono essere in grado di rispondere sullo stesso piano. E' ragionevole supporre che una risposta adeguata ad un attacco nel cyberspazio sia lecita, a patto che le azioni siano conformi alle leggi di guerra, ha detto in un documento di 32 pagine. Il senatore Carl Levin, presidente del Senate Armed Services Committee che ha interrogato il generale, ha posto tre possibili scenari :
Scenario 1. In una operazione contro un avversario tradizionale, il paese "C", quali regole d'ingaggio si dovrebbero utilizzare per contrastare gli attacchi informatici provenienti da quel paese?
Risposta: Ai sensi del "Title 10", un "ordine operativo" approvato dal Presidente dovrebbe presumibilmente concedere un ampio margine di manovra al comandante in campo per difendere le reti militari degli Stati Uniti e per contrastare tutti gli attacchi.
Scenario 2. Scenario uguale a prima, ma gli attacchi cyber provengano da un paese terzo neutrale.
Risposta. Dovrebbe essere concessa una ulteriore autorizzazione.
Scenario 3. Supponiamo di essere in  tempo di pace. Improvvisamente siamo colpiti da un grande attacco cyber diretto contro i computer che gestiscono la distribuzione di energia elettrica negli Stati Uniti. Gli attacchi però sembrano provenire da computer al di fuori degli Stati Uniti, ma vengono instradati attraverso PC che appartengono a cittadini americani e che si trovano nel territorio degli Stati Uniti. Quale sarebbe la risposta della unità CYBERCOM a questa situazione e con quale autorità procederebbe? "
Risposta: La risposta da mettere in campo sarebbe di competenza e responsabilità del Department of Homeland Security (DHS) e dell'FBI.

Come è facile intuire questa nomina è di una importanza cruciale negli Stati Uniti perché Obama ha puntato molto sulla sicurezza e, dato che gli USA sono la nazione più dipendente dai servizi erogati dalla rete, avere un modo per dimostrare di aver fatto il possibile per difendere i cittadini americani da scenari come quelli dell'attacco all'Estonia è cruciale per il destino di questa amministrazione. Noi, in Italia, continuiamo a dormire sonni tranquilli, tanto, come affermava Epicuro a proposito della morte, "Quando noi ci siamo ella non c'è, quando lei c'è noi non ci siamo più"... perché preoccuparsi inutilmente... che filosofi che siamo!

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